In questi giorni, si assiste ad un incredibile valzer di comunicati sindacali sulla questione della riorganizzazione, sulle mancate convocazioni da parte dell’amministrazione ai tavoli di trattativa, sulla questione del salario accessorio. Non ricordiamo un periodo così confuso e dagli orizzonti così incerti e cupi per il personale finanziario.
Ed è veramente paradossale che proprio mentre il Direttore Generale dell’Agenzia magnifica i risultati raggiunti nella lotta all’evasione (non sarà forse merito dei lavoratori cui l’irrefrenabile Brunetta ha regalato la gogna pubblica, il taglio dei fondi al salario accessorio, e ulteriori limitazione dei diritti?) si sta portando avanti uno scellerato quanto confuso processo di riorganizzazione.
Insomma, quando le cose vanno bene è necessario intervenire, affinché finalmente comincino ad andare male (e già, infatti, si parla di un calo delle entrate tributarie nel mese di gennaio 2009).
Ed ecco allora che la riorganizzazione, attraverso l’accentramento dell’attività di controllo nelle costituende Direzioni provinciali, segna la “ritirata strategica” dell’Agenzia da fasce consistenti del territorio nazionale, e separa l’attività di controllo dall’area servizi.
Il tutto, naturalmente, senza tener minimamente conto delle ricadute di tale processo sul personale, in termini di diritti, di professionalità, di salario. E, soprattutto, senza un accordo nazionale che fissi le regole generali del processo di riorganizzazione, ma “navigando a vista” con qualche Direzione provinciale improvvisamente attivata qua e là, senza minimamente consultare il personale.
Ed anche sul versante del salario accessorio le cose non vanno molto meglio.
L’emendamento approvato alla Camera in materia di salario accessorio, che tanto piace a CISL e UIL (che come Brunetta trascorrono il loro tempo a cercare di alimentare false illusioni tra il personale) non sancisce affatto il ripristino dei fondi del salario accessorio per i lavoratori finanziari.
Si limita ad una dichiarazione programmatica, tra l’altro confusa e di difficile interpretazione, che non fornisce alcuna garanzia sul ripristino delle risorse sottratte ai lavoratori dal decreto Brunetta.
Noi Cobas non abbiamo bisogno come qualche organizzazione sindacale di “inasprire” azioni di lotta mai viste e intraprese…per noi lo scontro con il governo si è aperto con lo straordinario sciopero generale del 17 ottobre quando insieme alla CUB e a SDL abbiamo portato in piazza 500.000 lavoratori.
Ed abbiamo intrapreso come Patto di base (COBAS, CUB, SdL) un percorso chiaro e coerente che ha attraversato le iniziative per contrastare le norme antisciopero, con la grande manifestazione del 28 marzo, fino ad arrivare al già indetto sciopero generale del 23 aprile perché non siano i lavoratori, i precari ed i disoccupati a pagare il prezzo della crisi.
La devastante manovra economica di agosto
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Eravamo appena rimasti “tramortiti” dalla manovra ultima di luglio che è
arrivata, ben più pesante, quella di agosto. Per andare incontro alla crisi
finanz...
